In occasione della tappa di Misano del WSBK abbiamo parlato con Leandro “Tati” Mercado, attualmente in forza al Team MIE Racing. Nel suo Palmares può vantare il titolo di Campione Superstock 1000 conquistato con la Ducati del Team Barni nel 2014 ed è una presenza assidua sia in Superbike che nei trofei nazionali.

Si tratta di una chiaccherata a tutto tondo che ci permette di scoprire tante sfaccettature della vita di un pilota.

F-Fastback M-Mercado

F: Tati, tu nasci in Argentina nel 1992 e cominci a correre nel continente americano per poi trasferirti dall’altra parte dell’oceano: com’è stato il passaggio? La concezione delle corse è differente?

M: Sì sì certo, molto diversa. Io ho cominciato a correre quando avevo 6 anni sugli ovali di terra tipo flat track che sono molto popolari in Argentina. Ho fatto poi un po’ di velocità sempre lì e poi mi hanno selezionato per correre la Rookies Cup negli Stati Uniti. A quel punto ho dovuto fare una scelta: lasciare casa, lasciare gli amici, lasciare la scuola e cambiare vita. Non ci ho pensato molto perché questo era il mio sogno, è il mio sogno, quello di correre fuori e arrivare fino al Mondiale: è stata una scelta molto difficile però ero sicuro. Così a 15 anni ho lasciato casa, amici tutto e ho vissuto 2 anni negli Sstati Uniti e poi dal 2010 sono arrivato qui in Italia. Diciamo che è la mia seconda casa perché sono qui da tanti anni. È stata – insieme alle gare – anche una sfida personale perché sono stato tanto tanto tempo da solo, ero molto giovane e non conoscevo nessuno.

F: E la vita qui in Europa?

M: Per un ragazzo di 17-18 anni trovarsi in Europa e doversi arrangiare..un conto è vivere una vita normale, un altro quando fai sport ad alto livello. In questo mondo è tutto molto bello quando vinci ma quando le cose vanno meno bene è un po’ più dura e poi sei da solo…e casa mia non era a un’ora di volo ma dall’altra parte del mondo! Si è trattato di una scelta importante che comunque mi ha aiutato a crescere ed è stato bello arrivare fino a qui e diciamo l’Europa – Spagna e Italia soprattutto – è dove nasce il motociclismo. Tanta gente non lo sa però per un latino-americano essere qui è molto difficile: vedi la famiglia una volta l’anno, ti perdi compleanni e le ricorrenze. Poi torni in Argentina e vedi che tua nonna è diventata più vecchia e non passi il tempo con lei, ho anche una nipote che sta crescendo. In America Latina il concetto di famiglia è molto importante.

Leandro "Tati" Mercado

Leandro “Tati” Mercado durante la vestizione prima di entrare in pista

F: Si tratta quindi di una sfida personale, uscire dalla zona di comfort e avere grande motivazione.

M: Devi essere molto sicuro di quello che vuoi, di dove vuoi arrivare, altrimenti duri uno o due anni. Conosco gente che ha provato a venire e poi dopo un anno o 6 mesi ciao ciao… devi essere convinto, sicuro di quello che vuoi e avere tanta passione. Se non hai quello è difficile sopportare le tante cose necessarie per rimanere. Per esempio anche solo quando ti fai male e devi andare da solo all’ospedale..

F: Nel tuo lavoro ci si relaziona con gli sponsor che sono quelli che ti permettono di andare avanti: come l’hai vissuto il tuo rapporto con loro? In maniera diretta, con intermediari, hai qualche brand che ti ha sostenuto più di altri, a cui sei più legato?

M: All’inizio si, la Kawasaki Argentina mi aiutava, sono loro che mi hanno portato qui all’inizio: il presidente di Kawasaki Argentina allora era un appassionato, aveva aiutato tanti altri piloti, quindi era un rapporto diretto. La mia famiglia ovviamente mi aiutava per poter rimanere, per poter vivere qui, provando sempre a cercare sponsor. A volte ci sono state persone che mi hanno aiutato a trovare sponsor mentre altre volte sono stato io in maniera più diretta. Questo è sempre stato molto complicato per la situazione in cui da tempo si trova l’Argentina. L’economia purtroppo è un punto debole del mio paese e quindi è sempre difficile trovare investitori.

Leandro Tati Mercado

Mercado al rientro ai box e mentre sistema le protezioni

F: Tu hai una lunga carriera nelle derivate di serie: hai visto un’evoluzione in questi 12 anni di permanenza in questo ambito?

M: Certo che sì, c’è stata un’evoluzione, la Superbike è cresciuta tanto complessivamente e credo che questo ultimo anno, anche quello in corso, il livello sia più alto che mai, sia quello dei piloti che quello tecnico. Di conseguenza è cresciuto, tutto quello che c’è intorno se osservi il paddock. Ovviamente negli ultimi 2 anni la pandemia non ha aiutato perché è stata una grande botta per tutti in tutti gli ambiti della vita. È stato difficile però il campionato è cresciuto tanto.

F: Tu guardi cosa succede “oltre la barricata” in MotoGP? È un mondo che ti sarebbe piaciuto conoscere o quell’approccio con tutta quella pressione è meno adatto alla tua concezione? Vedi questa differenza, ti affascina?

M: Sì, ho sempre guardato la MotoGP e quel paddock (MotoGP, Moto2, Moto3), ancora adesso guardo tutto..mi è dispiaciuto magari non aver provato magari un anno però alla fine ho fatto la mia carriera con le derivate di serie, sono arrivato qui e sono cresciuto dalla 600 alla stock 1000 quando c’era, poi il campionato Superbike quindi tutta la mia carriera è in questo paddock qui e mi son trovato sempre molto bene..

F: Come ti vedresti tu in una Moto 2, una MotoGP con le tue capacità, il tuo talento..?

M: Difficile da dire perché non ho mai provato, però ho sempre avuto la curiosità, cosa sarebbe successo se fossi andato lì..ho condiviso la pista con piloti che arrivavano di là e ho corso contro alcuni di loro in superbike e lì mi veniva da chiedermi “cosa sarebbe successo..”

Mercado taking off his helmet

Leandro Mercado mentre si toglie il casco

F: Tu sicuramente hai visto come guidano, come sono le moto, le caratteristiche tecniche diverse che hanno come i freni in carbonio, la leggerezza…tu sei ancora giovane quindi magari un pensiero..

M: Sì beh non credo, sto diventando vecchio anche io (risate) però mi piacerebbe provare almeno per sentire la sensazione, come sono i freni in carbonio, la potenza, sentire una moto che non ho mai guidato…mi piacerebbe provare per capire…e ovviamente i piloti puntano a quel tipo di esperienza.

F: E ti piacerebbe più vincere il mondiale superbike o poter correre in motogp?

M: Domanda difficile eh..vincere il mondiale superbike, sì sì sì.

F: E tu hai un rapporto con i social media, fanno parte della tua vita, ti aiutano nella tua attività, nel supportare la tua persona o nel promuoverti? O sono una cosa che fai così nel tuo tempo libero, una valvola di sfogo e basta?

M: I social? Li gestisco io e faccio un po’ tutti e due, provo a far vedere un po’ la vita privata però anche a far conoscere anche gli sponsor, un po’ di immagine, far vedere alla gente gli sponsor che ho.

F: Ma questa interazione diretta “senza filtri” ti dà fastidio o è una cosa che tu sopporti bene?

M: Sopporto bene sì sì, anche se a volte dipende. Per esempio nella gara in Argentina quando diventa un po’ più difficile per me da gestire, c’è più pressione, tanta gente e ho molte cose che devo considerare.

F: In Argentina tu sei molto popolare no?

M: Sì, in Argentina c’è tanta gente a seguire le gare e poi ci sono gli amici, i tifosi perché alla fine non mi vedono mai correre dal vivo quindi… ho tanta gente che mi segue laggiù.

MIE Racing Team - WSBK Misano 2022

Mercado al rientro ai box e a colloquio con i tecnici

F:  Pratichi anche altri sport? Sappiamo che ti alleni spesso con la bici?

M: Sì sì mi alleno con la bici, vado a correre a piedi anche…non sono un grande appassionato di bici come Aleix Espargarò o come Hafizh Syahrin, il mio compagno di squadra. Per esempio mi piace tanto girare con la moto da cross come allenamento per cui alterno le 3 cose. La bici e il motocross ti aiutano a tenerti in forma fisicamente ma anche mentalmente

F: Visto che tu hai una grande esperienza in questo mondo ti vedi un domani arrivare qui come direttore sportivo, con un team…magari grazie al tuo legame con l’Argentina pensare di portare talenti…vorresti rimanere in questo mondo?

M: Certo sì vorrei rimanere in questo mondo, mi piacerebbe.. L’idea è portare i ragazzi non solo dell’Argentina ma da tutto il Sud America e ci sto lavorando da tempo. Sto facendo un progetto per portare ragazzi e sto pensando anche a una squadra completamente latino americana con proprietario cileno. Ci sono dei piloti argentini interessanti e poi ci sono anche le ragazze. La sede del team è qui vicino, seguo i ragazzi e do loro una mano: l’obiettivo è quello di farli crescere cominciando da giovani, farli crescere qui e dar loro la possibilità, l’opportunità che non hanno e che non ho avuto io. Perché sapete io sono stato sempre da solo praticamente, ho imparato e sono cresciuto attraverso gli errori e quindi vorrei dare una mano a loro. È una cosa che sto progettando e sarebbe davvero bello lavorare in una squadra interamente latina!

F: Pensi sia facile coinvolgere realtà locali, brand che sarebbero interessati a supportare una simile iniziativa?

M: È una cosa che per cui si deve lavorare tanto, però io credo che un progetto simile possa avere interesse perché al momento sono l’unico pilota argentino. E poi bisogna portare più ragazzi e ovviamente è bello farli arrivare al mondiale, il campionato del mondo deve essere tale e avere al suo interno piloti di tutti i paesi.

 

Leandro Tati Mercado - Tattoo

Il tatuaggio sull’avambraccio sinistro

F:Questo progetto è rivolto anche alle ragazze? Il movimento sta crescendo sempre di più, pensi che possano competere alla pari in questo sport?

M: Sì certo, vogliamo farle crescere lavorando nel modo giusto. Qui in Europa per esempio c’è il Campionato Europeo Femminile..penso che possano giocarsela alla pari come hanno dimostrato Ana Carrasco e Maria Herrera. Sarebbe bello vedere più ragazze e sarebbe anche importante, alla fine anche per loro è solo una questione di avere le giuste opportunità.

F: E per quanto riguarda la tua carriera attuale ti piacerebbe provare moto elettriche come ad esempio la MotoE?

M: Io non ho mai provato la moto elettrica però sarebbe bello provarla no? Tutta quella coppia, l’accelerazione..dev’essere sicuramente una cosa diversa rispetto a come sono abituato. Comunque a dire la verità a me piace più il rumore (ride)..la moto deve far rumore!

F: Ti vediamo molto motivato Tati, un pilota che vuole arrivare nelle posizioni che contano anche se c’è molto lavorare.

M: L’importante è perseverare, mai buttarsi giù..Da fuori tutti pensano che sia una questione fisica, di allenamento..ma basta una piccola cosa, una motivazione in più ed è tutto diverso. Anche solo una messa a punto che ti fa sentire meglio ti fa fare la differenza, è sempre stato ed è ancora così!

F:Grazie Tati!

MIE Racing Team box

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